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La Bura
Imponente, la Regina di Boazzo.
Un secolare abete bianco di tre metri e trenta di diametro, viveva
maestoso nella prateria di Boazzo. Per i viaggiatori delle montagne era
uno spettacoloso momento d'ombra, per gli uccelli e per tutti gli
abitanti di quel bosco circostante un rifugio e un punto di riferimento
riconosciuto.
Da 700 anni il più grande abete delle Alpi dominava la valle.
Era una fredda mattina, quando il "Trero", al quale
erano state levate le sponde, giungeva a Daone con parte
del tronco dell'Abies Alba di Boazzo. A passo d'uomo,
cigolando sotto l'eccezionale peso, l'autocarro scendeva
lungo le stradicciole del paese.
Le genti, unite agli scolari vocianti, erano tutte raccolte
sulla piazza di porfido del paese: un organo era stato
installato per salutare anche musicalmente il superbo
relitto.
Nel tardo pomeriggio, a conclusione di un faticoso
lavoro, il tronco poteva essere collocato a terra su un breve
terrazzo di cemento appositamente costruito: un albero
partorito con il travaglio dei secoli era stato troncato per
lasciar posto al blu delle acque del bacino artificiale che
l'uomo aveva voluto... Nella sua tragedia diveniva simbolo
e monito di una foresta distrutta.
L'ordine di tagliare il patriarcale abete fu accolto
dall'assessore comunale signor Fioravante Pellizzari che,
con il fratello Giovanni, prestò la sua opera per il taglio!
Trentaquattro ore di continuo lavoro ci vollero per
abbattere il "Gigante Buono", due giorni per ripulirlo dei
rami e segarlo.
(Tratto da P. Mantovani, A. Togni, VALLE DI DAONE o delle Sorgenti nel Giardino dei Ginepri - cronache di un viaggio)

Giuseppe Papaleoni
La maga Margì
La Bura
ME RICORDO … "La Cà dei Siuri"
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