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Segni del tempo
La valle di Daone, formatasi nei tempi del paleozoico con ritiro dei ghiacciai e lo scorrere del fiume Chiese, è ben protetta dai due fianchi della montagna che la
disegnano. Il lago di ldro poco più a sud e la valle del Chiese che segue la longitudine, vi convogliano aria mite: il suo clima è quindi molto buono.
La valle è stata frequentata fin dai tempi più antichi (neolitico):
le tribù nomadi della pianura vi giungevano in cerca di pascoli nuovi seguendo il corso del fiume Chiese.
Daone è infatti uno dei più antichi villaggi delle Giudicarie.
Il ritrovamento di un elmo ritenuto etrusco, conservato presso il Museo Civico di
Brescia,
testimonierebbe la presenza di quel popolo, probabilmente già romanizzato.
I Romani fecero della valle una parte del Municipio di Brescia. Il Cristianesimo vi penetrò con difficoltà, osteggiato dalle popolazioni locali (Celti e, successivamente, Galli Cenomani) tenacemente legate a una diffusa religiosità naturale.
Nel periodo medioevale Daone fece parte della Magnifica Comunità della Pieve di Bono che dipendeva dal Principe Vescovo dì Trento.
Nei secoli successivi ebbe rapporti con la Repubblica di Venezia, forse per via del commercio del legname di cui la valle è molto ricca.
Nel secolo scorso una pesante migrazione ha interessato il paese, diretta per lo più in Australia e in America (Stato di New York e California).
Molte famiglie di emigrati tornano con frequenza nel paese d'origine.
Il Comune possiede 217 pergamene ora depositate presso l'Archivio di
Stato di Trento, relative a vicende private e pubbliche dei secoli
altomedievali. Anche in questi preziosi documenti sono riportati esiti di
processi, soluzioni a problemi di proprietà, controversie per confini o
transiti.
Nel 1800 Daone ha dato i natali all'illustre storico Giuseppe
Papaleoni, i cui studi, indispensabili a chi voglia conoscere la storia
giudicariese, rivestono ancora oggi fondamentale importanza. Nel 1982 è stato
istituito un Premio intitolato allo studioso, la cui premiazione triennale si
svolge a Daone.
Negli ultimi decenni del 1800 la comunità è stata interessata da un
pesante fenomeno migratorio, per lo più indirizzato verso l'America e l'Australia.
Negli anni Cinquanta nella valle sono stati costruiti imponenti
impianti idroelettrici. Inizialmente avevano inferto autentici squarci alla
natura ancora intatta, poi sono stati assorbiti nell'ambiente con un più
composito equilibrio.
Teatro di scontri bellici durante la prima guerra mondiale (confine italo-austriaco) Daone fu quasi completamente distrutto e ricostruito con una nuova struttura urbanistica e una nuova tipologia dì abitazione.
Negli anni cinquanta nella valle sono stati costruiti imponenti impianti idroelettrici (tre bacini di 72.380.000 mc. di capacità per una potenzialità annua media di 850.000.000 KWh).
Tali impianti, inizialmente deturpanti, sono ora inseriti nell'ambiente in un più composito equilibrio.

Giuseppe Papaleoni
La maga Margì
La Bura
ME RICORDO … "La Cà dei Siuri"
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